L’undici luglio del 1912 nasceva mio padre Giuseppe Mammina, Sua madre, Rosa Biuso morì subito dopo il parto; mio nonno, Giuseppe anche Lui, lo affidò alle sue sorelle Franca insegnate elementare e Angioletta professoressa di lettere, che ne curarono la crescita e l’istruzione, fino alla licenza media.
Dopo
di che andò a studiare ad Assisi al convitto per orfani di insegnati
elementari; ivi conseguì il diploma di geometra e si trasferì in Lucania a
muovere i primi passi nella professione, amorevolmente assistito da una terza
sorella di mio nonno e dal marito Prof. Canio Settanni.
In
quel periodo diede sfogo alla voglia di praticare attività sportiva, con ottimi
risultati, fino a divenire il portiere titolare della squadra del Potenza,
allora in serie B.
Durante
l’occupazione inglese, nel 1942 nacque mio fratello Cesare, che morì di polmonite a meno
di un mese, per la difficoltà di reperire le medicine idonee a salvarlo.
Intanto mio padre, giornalista
pubblicista, oltre a partecipare attivamente alle attività clandestine contro l’occupazione
inglese, con Luciano Melani e Franco Pattarino, in seguito direttore del
Corriere di Caracas, continuavano a stampare e divulgare il Corriere di Asmara,
naturalmente adoperandosi contro gli Inglesi.
Queste attività lo portarono a doversi dare alla macchia, ricercato dagl'inglesi con accanimento continuava comunque le attività di resistenza. Fu fatto prigioniero durante una retata, ma prima che fosse individuato come uno dei ricercati "speciali" venne liberato da un "commando" di due eritrei ed un italiano, componenti di un'organizzazione clandestina capitanata dal "Comandante Aloisi", della quale mio padre entrò a far parte.
In tali frangenti mia madre, ha vissuto una sorta di "clandestinità" parallela, con l'ausilio dell'organizzazione affettuosamente appellata "Banda Aloisi", incontrava mio padre frequentemente e riuscì a portare avanti ben due gravidanze io nel '43 e mio fratello Fulvio nel '45.
Mio padre continuava a rimanere "ricercato" e, alla fine del 1946, il Governatore inglese ordinò una perquisizione a casa, fatto che ricordo perfettamente nonostante i miei poco più di tre anni, e la consegna di un ordine di abbandono dell’Eritrea, con una tal nave in un tale giorno, diversamente il “governatorato” non avrebbe assicurato l’incolumità dell’intera famiglia.
Mia madre, terrorizzata dall'idea che fosse un escamotage degli inglesi, cercava disperatamente di potere incontrare mio padre; dopo qualche giorno arrivò a casa, in via Flavio Ottaviani, mio padre "assistito" da due soldati ed un ufficiale del "REGIO ESERCITO ITALIANO". In sostanza, con l'intervento del Comando del Regio Esercito italiano, il governatorato inglese aveva concesso la "grazia" a mio padre a condizione che lasciasse l'Eritrea con tutta la famiglia a bordo della Nave "TOSCANA", in partenza per l'Italia.
A garanzia del rispetto del "patto" e "lascia passare per l'imbarco" ci fecero la foto qui appresso:
A fra poco più di un mese !



