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| Mio padre ad Asmara |
Il 18 agosto del 1970 moriva mio padre GIUSEPPE
MAMMINA, a 58 anni, io ne avevo quasi 27 e i miei fratelli Fulvio
quasi 25 e Sergio quasi 22. L’intensità dei ricordi e le esperienze con Lui
vissuti, credo anche per i miei fratelli, fanno sì che si è portati a pensare
di averci vissuto insieme almeno cento anni.
Per lavoro, quando avevo 12 o 13 anni mi portava con se, in
giro per le campagne attorno a Monreale, Partinico, Borgetto, Montelepre, a
dorso di cavallo, capitava spesso di incontrare, per trazzere, personaggi
armati di fucile che si avvicinavano, scrutavano, salutavano e andavano via;
era il periodo della banda Giuliano.
Per la politica, in giro per comizi in tutta la provincia di
Palermo ed oltre, dai palchetti predisposti all’uopo, talvolta dai balconi e
qualche volta da un camion o da un motocarro perché, in regime democristiano,
non si poteva concedere il balcone ad un oratore del M.S.I. Orfano di una insegnante elementare, andò a studiare ad
Assisi in un convitto per tali orfani, ove conseguì il diploma di geometra.
Trascorse un periodo in Lucania ove aveva dato sfogo alla voglia di praticare
l’attività sportiva di portiere nella squadra del Potenza, allora in serie B.
Nel 1936 si arruolò nella Milizia e partì volontario alla
volta dell’Africa orientale; in Eritrea svolse attività sia al fronte, durante
la guerra con Etiopia, che con il genio militare, in quanto tecnico, per
la costruzione di strade ed edifici. Nel 1941 conobbe e sposò mia madre, veneta
di nascita, ma figlia di siciliano; mio nonno aveva dismesso un’autoscuola a
Palermo ed era andato a impiantare la medesima attività ad Asmara.
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| in giro per Asmara |
Durante l’occupazione inglese, nacque mio fratello Cesare,
che morì di polmonite a meno di un mese, per la difficoltà di reperire le
medicine idonee a salvarlo.
Intanto mio padre, giornalista pubblicista, oltre a partecipare
attivamente alla resistenza all’occupazione inglese, con Luciano Melani e
Franco Pattarino, in seguito direttore del Corriere di Caracas, continuavano a
stampare e divulgare il Corriere di Asmara, naturalmente adoperandosi contro
gli Inglesi.
Queste attività lo portarono a doversi dare alla macchia,
ricercato dagli Inglesi con accanimento continuava comunque le attività di
resistenza. Non riuscirono mai a prenderlo e, ormai con due figli io e Fulvio,
alla fine del 1946, il Governatore inglese ordinò una perquisizione a casa,
fatto che ricordo perfettamente nonostante i miei poco più di tre anni, e la
consegna di un ordine di abbandono dell’Eritrea, con una tal nave in un tale
giorno, diversamente il “governatorato” non avrebbe assicurato l’incolumità
dell’intera famiglia.
Nei primi anni ’50 lo Stato italiano, attraverso il
Ministero della Marina gli tributò un ENCOMIO Per “ LA RESISTENZA IN AFRICA
ORIENTALE CONTRO L’OCCUPAZIONE NEMICA ”
Approdato in Italia e precisamente a Monreale, appena il
tempo di riordinare le idee, iniziò la professione di geometra, affermandosi
ben presto per le qualità professionali e le doti umanitarie. Variegata
l’attività professionale, che va dalle piccole lottizzazioni alle divisioni di
grandi estensioni terriere, alla progettazione di immobili consentita ai
geometri.
A tal proposito rammento che, subito dopo il terremoto del
Belice, su invito di un cliente, andammo a constatare a Gibellina che una
palazzina, progettata da mio padre e i calcoli del cemento armato dall’ingegnere
Leto, era rimasta intatta nella sua interezza.
Notevolissima l’attività di Consulente Tecnico a favore
delle varie Preture dell’epoca Monreale, Partinico, Carini, Piana degli
Albanesi e del Tribunale di Palermo.
A scaricare le tensioni e la fatica dell’esercizio
professionale, mio padre provvedeva attraverso il coltivare le sue passioni e
cioè la poesia, di cui ho già parlato, essenzialmente raccolta in una
pubblicazione “POETASTRIA”, l’attività letteraria, palesata con la
pubblicazione di “MOMENTI A MONREALE”, novelle ispirate a episodi di vita nel
monrealese; poi anche il giornalismo, era giornalista pubblicista, e la
politica.
L’attività giornalistica, in prosieguo dell’esperienza
vissuta ad Asmara, lo portò a collaborazioni con varie testate di politica,
attualità e cultura, nazionali e siciliane, una fra tutte “ I VESPRI D’ITALIA “
edito a Palermo dal Professore Alfredo Cucco, di cui fu redattore.
I Vespri d’Italia, giornale di denuncia e di lotta politica,
era strettamente legato all’attività politica del M.S.I. fiamma tricolore, di
cui il Professore Cucco era deputato e mio padre esponente di spicco.
L’attività politica è stata, credo, la passione più grande,
portata avanti con slancio e grande senso del “ sociale “ lo fece permanere al
Consiglio comunale di Monreale per oltre 20 anni e sempre con notevoli
suffragi. A metà degli anni ’50 fu candidato al Senato nel Collegio
Monreale - Partinico e nonostante gli oltre 13.000 voti, di cui quasi 9.000 a
Monreale, non risultò eletto perché il collegio era già saturo.
Oratore di grande spessore, ogni qual volta se ne presentava
l’occasione comiziava in lungo e in largo della provincia di Palermo e talvolta
oltre. C’è un episodio che mi piace ricordare, allorché fu designato a
presentare Almirante a piazza Politeama e parlò per una quarantina di minuti;
finito il comizio Almirante, giù dal palco, gli disse: “ Mi hai fatto fare una
gran fatica, la prossima volta parli dopo di me perché mi hai tolto tutti gli
argomenti “.
ALCUNI "Paesaggi d'Eritrea", frutto dell'amore di mio padre per quelle terre. (disegni a inchiostro di china su cartoncino e su tavolette di legno)



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